MIMMOSiamo gente un po’ strana, amici compagni di lavoro, di sicuro più compagni di lavoro in virtù del fatto che solo in qualche raro caso ci si frequenta fuori dall’ambito operativo. Quest’ultimo non ha chiaramente una locazione geografica ben definita, diciamo che l’Italia la raccoglie tranquillamente tutta… Consumiamo cisterne di carburante, per raggiungere le famiglie per un paio di giorni, proprio per abbandonare tutto e mescolarci a una realtà di quotidianità domestica che proprio ci manca

In questo contesto, tra colleghi di lavoro, si passano un mucchio di ore e di notti insieme, senza però conoscere bene le altre realtà vissute da ognuno nell’ambito familiare.

Nonostante tutto ci lega un sottile e fortissimo legame in virtù proprio dei guai che si passano insieme a nome di un lavoro nel quale risultiamo dipendenti ma ci trattano da impresari, caricandoci di lavoro, responsabilità manco fossimo manager dell’azienda per la quale lavoriamo.

Ti conosco quando eri stato assunto da poco, voglioso di imparare, già testardo e cocciuto, di sicuro caparbio e forte della gioventù che vivevi. Lavorerai con Giuseppe e dopo molti anni sarai proprio tu a informarmi della sua scomparsa. Intanto cresci, sia nel privato che nel lavoro. Ti sposi hai due bimbi che sono uno splendore, le cose iniziano ad andare bene, abbandoni le macchine per cominciare a dirigere il cantiere prima a piccoli passi poi sempre più in là…proprio come dicevo prima.

Nei giorni scorsi la storia purtropp si ripete, ricevo la solita telefonata: “lo sai cos’è successo”? Te ne eri andato senza che tutti e due avessimo avuto la  minima possibilità di salutarci un’ultima volta…

Penso che di notte sentirò dal cielo il rumore del cantiere che starai a mettere su insieme a tutti i colleghi, troppi, che negli anni sono mancati: spero che almeno questo ti possa dare la serenità che non hai trovato insieme a noi tutti.

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